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COME SI SVOLGE LA VERIFICA D.P.R. 462/01?

By 4 Dicembre 2019 No Comments
D.P.R. 462/01

La verifica degli impianti di terra deve essere considerata un’occasione per il responsabile dell’attività per controllare che il proprio impianto sia in regola sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista della documentazione.

Per tale motivo gli Organismi Ispettivi devono eseguire una verifica approfondita e professionale che rassicuri il Datore di lavoro sulle reali condizioni di sicurezza dell’impianto elettrico e sulla importanza di effettuazione della verifica periodica secondo il D.P.R. 462/01.

La modalità di svolgimento della verifica dell’impianto di messa a terra è descritto dalla normativa CEI 0-14 che rappresenta la guida all’applicazione del D.P.R. 462/01, ma non riporta come devono essere eseguite le prove tecniche lasciando tale compito alla guida CEI 64-14.

FASI DELLA VERIFICA:

Le verifiche si svolgono su fasi diverse:

  1. Verifiche della documentazione;
  2. Verifica strumentale;
  3. Rilascio dei rapporti tecnici corredati dalla relative tabella e del Verbale di Verifica.

VERIFICA DELLA DOCUMENTAZIONE TECNICA:

Il verificatore, in veste di Pubblico Ufficiale, esamina la documentazione obbligatoria che il cliente deve mantenere aggiornata e a disposizione delle Autorità Ispettive. La norma CEI 64-14 riporta l’elenco dei documenti minimi che devono essere a corredo dell’impianto di terra, ma raccomanda anche che l’impianto venga verificato anche in assenza della documentazione perché la sicurezza dell’impianto viene prima di qualsiasi questione burocratica.

Ecco la documentazione richiesta al committente prima di effettuare la verifica:

  1. Progetto elettrico;
  2. Dichiarazioni di conformità dell’impianto elettrico;
  3. Denuncia dell’impianto di terra;
  4. Manuale di manutenzione aggiornato degli impianti elettrici così come specificato dalla legge 81/08;
  5. Per gli impianti alimentati in media e alta tensione il documento ufficiale dell’ente fornitore in cui sono riportati i valori del tempo di intervento delle protezioni del gestore dell’attività e la corrente di guasto a terra;
  6. Copia aggiornata degli schemi elettrici unifilari;
  7. Copia dell’ex C.P.I. o SCIA o documenti VV-F;
  8. Altri eventuali documenti, a seconda la complessità e le condizioni impiantistiche, potranno essere richiesti in fase d’attività.

VERIFICA STRUMENTALE:

La verifica strumentale consta di varie prove, ecco un esempio di quali possono essere:

  1. Misurazione della resistenza di terra;
  2. Misura di continuità dei conduttori di protezione, dei conduttori equipotenziali e dei conduttori di terra;
  3. Verifica strumentale degli interruttori differenziali.

MISURA DELLA RESISTENZA DI TERRA:

La misura della resistenza di terra viene effettuata tramite il sistema Voltamperometrico. Ovvero, vengono infissi nel terreno, ad opportuna distanza, una sonda di corrente e una sonda di tensione. Lo strumento inietta una corrente attraverso la sonda di corrente e legge la tensione misurata sulla sonda di tensione.

Utilizzando la legge di Ohm si ricava la resistenza di terra dell’impianto disperdente.

Per gli impianti in bassa tensione (BT), senza cioè la presenza della propria cabina di trasformazione o Stazione elettrica, viene concesso l’uso del sistema della misura dell’impedenza dell’anello di guasto. Tale sistema permette la misura direttamente dal quadro elettrico dell’attività senza infissione di picchetti con i problemi logistici annessi.

Tale misura è a favore della sicurezza in quanto riporta un valore più alto dell’effettiva resistenza di terra, di conseguenza se il valore misurato è congruo a maggior ragione sarà congruo anche il valore della resistenza di terra.

MISURA DEGLI INTERRUTTORI DIFFERENZIALI:

Un’altra verifica importantissima è quella del funzionamento degli interruttori differenziali (comunemente chiamati salvavita).

Tali interruttori sono quei dispositivi che in caso di guasto interrompono l’alimentazione elettrica impedendo la possibile folgorazione della persona. E’ quindi palese l’importanza del loro funzionamento. L’interruttore differenziale ha sempre un tasto di test per la prova mensile.

Tale tasto fa intervenire il differenziale in modo meccanico, e mantiene il differenziale “in vita”. La mancata manutenzione fa si che il Differenziale rimanga inattivo per lunghi periodi di tempo innescando l’effetto “colla” nelle lamelle interne causando così il malfunzionamento dello stesso e la sua impossibilità di intervenire quando la situazione di guasto lo richiede.

L’intervento del differenziale a seguito della pressione del tasto test però non è garanzia del funzionamento dello stesso.

Il tasto test utilizza un sistema meccanico per l’intervento dell’interruttore e non una prova elettrica. Tale prova può essere effettuata da un apposito strumento, e con modalità richieste dalla normativa.

Lo strumento prova l’intervento del differenziale e controlla inoltre che tale intervento si sia verificato in determinati limiti di tempo ammessi dalla norma CEI. Tali prove vengono fatte al valore di corrente Idn impostato sul differenziale, senza apportare modifiche ai vari settaggi del differenziale. In caso di mancato intervento, o d’intervento in tempi erronei lo strumento riporta la dicitura “OL” (over limits) sul display.

Non fidatevi quindi di chi prova i differenziali utilizzando solo il tasto di test. Durante le prove strumentali sui differenziali si creano delle interruzioni dell’alimentazione all’interno dell’attività e pertanto si devono prendere accordi tra le parti per effettuare le verifiche in determinati giorni e orari.

MISURA DELLE CONTINUITA’ DEI CONDUTTORI DI PROTEZIONE:

Tutte le masse e le masse estranee dell’impianto elettrico devono essere connesse ad un unico impianto di dispersione.

Tale collegamento ha un duplice effetto: da una parte crea una “via di fuga” della corrente con un valore di resistenza più basso rispetto a quello del corpo umano, e dall’altro permette l’intervento dell’interruttore differenziale all’insorgere del guasto prima ancora che una persona possa venire in contatto col guasto stesso.

Quindi è di vitale importanza che le connessioni al sistema disperdente debbano essere verificate. Questo viene effettuato tramite apposito strumento che calcola la resistenza del conduttore. Se tale resistenza è elevata vuol dire che manca la continuità e deve essere ripristinata.

Questa verifica è eseguita collegando un nodo di terra con le masse tramite un rotolo di cavo esterno all’impianto e interponendo lo strumento di misurazione. Questa prova non da problemi di interruzione del servizio all’interno dell’attività, ma devono essere prese precauzioni per evitare che il personale possa inciampare sul cavo steso.

Impianti elettrici in zone con pericolo d’esplosione:

Negli impianti elettrici all’interno delle zone con pericolo d’esplosione si controlleranno l’idoneità del dispositivo in relazione al tipo di zona pericolosa, si effettueranno delle misurazioni della velocità dell’aria all’interno ed esterno del locale e si misura l’isolamento dei pavimenti e/o superfici. Si controlleranno connessioni e eventuali  mancanze di idonea protezione.

Dovrà essere presente la classificazione delle aree con pericolo di esplosione associata ai relativi disegni con riportate le varie zone, il progetto a firma di tecnico abilitato e dichiarazione di conformità dell’impianto. 

Impianti di protezione scariche atmosferiche:

Negli impianti di protezione scariche atmosferiche ,oltre alle verifiche appena descritte, verrà misurato la resistenza delle calate e dei conduttori dell’impianto stesso.

Dovrà essere presente la relazione di probabilità di fulminazione della struttura aggiornata all’ultima normativa di riferimento CEI, il progetto firmato da tecnico abilitato e la dichiarazione di conformità dell’impianto.

Rilascio del Verbale di Verifica:

Alla conclusione delle verifiche verrà redatto e rilasciati i vari rapporti tecnici con relative tabelle associate e i Verbali di Verifica con esito positivo, sempre se il vostro impianto è in ordine.

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