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Scariche atmosferiche: edificio autoprotetto e non, valutazione del rischio

By 13 Agosto 2020 No Comments
Scariche Atmosferiche

Dal 2013, è in vigore una norma specifica che indica le procedure di valutazione del Rischio da Scariche Atmosferiche. La valutazione è obbligatoria in tutti gli edifici utilizzati per svolgere attività lavorative. In questo focus, ti spieghiamo cosa prevede la norma tecnica CEI EN 62305-2 con particolare attenzione sul concetto dell’edificio autoprotetto.

Tale norma deriva dal D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i. Viene applicata per calcolare i vari livelli di rischio ma anche per fare un confronto con i livelli tollerabili. Grazie a questa normativa obbligatoria è possibile scegliere e adottare le misure di protezione più adeguate per ridurre e contenere i rischi.

Che significa edificio autoprotetto? Come valutarlo e come procedere in caso di edificio non autoprotetto?

Ti forniamo la risposta in questa guida.

Rischio da Scariche Atmosferiche: cos’è l’edificio autoprotetto

La prima valutazione da fare, secondo le indicazioni della norma CEI EN 62305-2, è accertarsi se l’edificio risulti o meno autoprotetto.

Un edificio autoprotetto presenta valori inferiori al cosiddetto ‘rischio tollerabile’.

Una volta appurato che l’edificio è autoprotetto, non sarà necessario adottare misure di prevenzione e di protezione.

Al contrario, per un edificio con valori pari o superiori al rischio tollerabile, bisogna procedere con la messa in sicurezza. Il datore di lavoro è tenuto ad adottare misure di prevenzione e protezione da scariche atmosferiche per riportare il rischio a valori tollerabili. Come?

Le operazioni di messa in sicurezza prevedono:

– l’utilizzo di dispositivi (SPD o scaricatori) in grado di limitare gli effetti delle sovratensioni;

– collegamenti e interconnessioni supplementari tra diversi infrastrutture impiantistiche e metalliche dell’edificio;

– impianto di protezione da scariche atmosferiche esterno (LPS). Il datore di lavoro dovrà comunicare la messa in servizio di impianti esterni all’ARPAV e all’ISPESL provvedendo alla verifica periodica degli impianti stessi;

– installazione di un parafulmine che integri elementi di captazione sulla copertura,  connessioni o discese verticali, nonché elementi di dispersione nel suolo. Questa misura è necessaria nei casi più rischiosi.

Se fosse necessaria soltanto l’installazione di scaricatori di sovratensione (e non dell’impianto esterno), il datore di lavoro non è tenuto a denunciare l’impianto di protezione da scariche atmosferiche.

Norma CEI EN 62305-2: Progetto di protezione contro i fulmini

La norma CEI EN 62305-2 deve essere applicata per edifici dove si svolgono attività lavorative sia nuovi sia esistenti.

Per gli edifici nuovi, si procederà con la valutazione del rischio di fulminazione.

Gli edifici vecchi, in cui è già stata eseguita la valutazione del rischio da scariche atmosferiche in base alla norma precedente (CEI 81-4), dovranno essere sottoposti di nuovo alla valutazione secondo le precise indicazioni della norma attualmente in vigore.

In caso di necessità, ovvero se il rischio supera i valori accettabili, bisognerà ridurlo e riportarlo a valori pari o inferiori a quelli tollerabili.

Per il ripristino alla normalità, è necessario stilare un progetto di protezione contro il rischio di fulminazione che sia chiaro (a livello tecnico ed economico) e completo. Deve essere redatto da tutte le figure interessate al progetto.

Strumentazione precisa e professionale per essere a norma

Per effettuare in modo semplice ed efficace una valutazione conforme alla norma tecnica CEI EN 62305-2, si ricorre ad una strumentazione professionale e precisa.

In particolare, vengono impiegati specifici software in grado di assicurare:

– una valutazione analitica del rischio di scariche atmosferiche rigorosamente scientifica in qualsiasi tipo di ambiente;

– utilizzo semplice e rapido;

– massima flessibilità per il calcolo dei vari elementi di rischio;

– sistema automatico di verifica in tempo reale delle informazioni inserite dall’utente e di segnalazione rapida in caso di anomalie o carenze con l’indicazione dei campi riferiti alle suddette carenze ed anomalie;

– verifica automatica dell’autoprotezione dell’edificio e, in caso di necessità, proposte del piano d’intervento;

– calcolo della convenienza economica degli interventi da effettuare per adeguare l’impianto alla norma tecnica CEI EN 62305-2, secondo quanto previsto dall’allegato D della normativa stessa.

Valutazione del rischio di tipo 4: danni economici

Con la norma CEI EN 62305 si ottiene la valutazione del rischio di tipo 4 (perdite economiche) rispetto al tipo 1 (perdita di vite umane).

Riguardo ai danni economici, è fondamentale sapere che, in caso di evento che ha causato danni notevoli, la compagnia assicurativa potrebbe richiedere copia del documento di valutazione e respingere la richiesta di risarcimento se non siano state adottate tutte le necessarie misure di protezione e prevenzione del rischio.

Di regola, in caso di elevati livelli di rischio, ogni condomino deve essere informato per dargli modo di adottare misure di protezione nel suo locale.

La responsabilità dell’amministratore di condominio 

L’articolo 84 del D.Lgs. 81/08 stabilisce che “il datore di lavoro provvede affinché gli edifici, gli impianti, le strutture, le attrezzature, siano protetti dagli effetti dei fulmini secondo le norme tecniche”.

Che si tratti di condominio con o senza personale subordinato (portineria) la valutazione del rischio di scariche atmosferiche è sempre obbligatoria. Considerando che si tratta di luogo di lavoro, tale obbligo ricade anche sugli amministratori condominiali.

Bisogna valutare soprattutto il rischio di perdita di vite umane (tipo 1) e, in caso di necessità, provvedere all’adozione di tutte le misure di protezione previste.

In caso di condominio senza personale, subentra la norma quadro sulla sicurezza degli impianti elettrici  (CEI 64-8) in base alla quale gli stessi impianti elettrici devono disporre di misure di protezione contro le sovratensioni, misurabili dopo aver valutato il rischio di fulminazione.

L’amministratore è tenuto a munirsi del documento di valutazione del rischio fulminazione, pur senza un obbligo giuridico esplicito. Deve, oltretutto, fare attenzione ai progetti per le installazioni di nuovi impianti di antenna TV.

Talvolta, le antenne TV modificano notevolmente l’altezza dell’edificio andando a stravolgere i parametri usati per valutare il rischio di fulminazione. Una maggiore altezza può incrementare il rischio da scariche atmosferiche. In base al lavoro da effettuare, l’antennista dovrà aggiornare la valutazione del rischio (segnalando l’eventuale necessità di aggiustare la protezione). L’amministratore, dal canto suo, dovrà verificare la valutazione considerando il nuovo impianto.

Isacchi

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